| Creazione
Grafica e Management |
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| MASSIMO RIVA |
| Biografia |
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..........Massimo
Riva aveva gli occhi grandi.
Qualcuno, forse sua madre, sostiene
che pretese di nascere in anticipo,
il 27 di un mese che ne fa 28,
per essere sicuro di poter festeggiare
il compleanno ogni 365 giorni
e non ogni 4 anni come capita
ai poveri disgraziati che in
quel mese nascono il 29.
Per sicurezza, dunque, Massimo
Riva, occhi grandi e viso sottile,
fece di tutto per anticipare
il lieto evento e nacque il
27 febbraio del 1963 alla Maternità
di Bologna. Era il secondogenito
di una maestra elementare di
Zocca (Modena) 759 metri sul
livello del mare, un paese con
molte querce, molti castagni
e splendidi orizzonti.
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..........Da bambino Massimo
Riva si distingueva per essere uno dei primi
figli degli anni Sessanta che non sopportava
il grasso della bistecca. Poco importa che
negli anni della maturità sarebbe diventato
un grande mangiatore di salumi e zampone;
allora disdegnava qualsiasi cosa che potesse
ricollegarsi al grasso: animale, vegetale
o sintetico; prova ne sia che nessuno lo
vide mai ingrassare la catena o gli ingranaggi
di una bicicletta. Tanto odiava il grasso,
quanto era magro: uno stuzzicadenti, uno
stecco, un chiodo, le amiche della maestra
lo avrebbero apostrofato in tutte le maniere
senza mai discostarsi dalla sottil
metafora del bambin sottile.
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..........Massimo Riva era molto
magro ma aveva un cervello sopraffino
particolarmente incline all'aspetto
musicale: oltre a essere un fenomenale
divoratore di fiabe sonore, le stesse
che un'importante casa editrice sta
oggi riciclando sul mercato, aveva
una vera e propria predilezione per
la musica leggera.
Esistono testimoni del tempo in grado
di garantire come - prima di ricevere
i rudimenti che consentono al bambino
di interpretare i segni della scrittura
e di cogliere il significato delle
parole, prima dunque di aver debuttato
sui banchi delle scuole elementari
- egli fosse in grado di indicare
con certezza, osservando i vinile
a 45 giri che i genitori e gli zii
avevano la premura di fargli avere,
autori e titoli dei motivi musicali
che spopolavano al tramonto degli
anni Sessanta, gli stessi che videro
i carri armati invadere Praga e Don
Baki e Celentano e Patty Pravo e Gianni
Morandi affermarsi nella hit parade
radiofonica che la radio italiana
diffondeva a cura di Lelio Lutazzi.
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..........Di questi soggetti
si è soliti dire che hanno la musica nel
sangue e Massimo Riva, nel corso degli anni,
dimostrò che i luoghi comuni talora tanto
comuni non sono. All'alba degli anni Settanta,
prima che la crisi petrolifera e la conseguente
austerity iniziassero a consumare le suole
delle scarpe dell' Occidente, Massimo Riva
cominciò a frequentare un corso di musica
tenuto nei locali della scuola elementare
di Zocca da un clarinettista della banda
musicale di Samone (Modena) più o meno 600
metri sul livello del mare, un paese con
meno querce, meno castagni e orizzonti più
modesti.
Il solfeggio non lo stregava, l'architettura
musicale delle marcette con cui la banda
di Samone allietava i paesani nel corso
delle feste comandate nemmeno; egli sentiva
però che la fonte da cui quella musica usciva
era la stessa alla quale avevano attinto
i grandi compositori del Settecento e dell'Ottocento
e dunque indusse la madre maestra ad arricchire
la biblioteca con una serie di pubblicazioni,
edite dalla stessa casa editrice che trionfava
sul mercato con le fiabe sonore, dedicate
ai sacri padri della musica classica. E
così tra un Beethoven, un Mozart, un Puccini
e un Verdi decise di farsi donare, a corredo
di uno dei primi impianti stereofonici di
qualità che l'Europa aveva messo a disposizione
dei suoi cittadini, una chitarra con la
quale non tentò mai di interpretare i classici,
ma preferì condividere col suo carissimo
amico Alfredino.
Massimo Riva aveva più o meno dodici anni,
qualcuno in meno di Alfredino, quando Vasco
Rossi, Maurizio Ferlito, Manola Righetti,
suo fratello Ivo Righetti, Marco Manzini,
Floriano Fini, Lucio Serra e Marco Gherardi,
(questi ultimi detti rispettivamente "Lo
vedo lo faccio" e "Lo vedo lo
compro" a sottolineare dell'uno la
grande capacità imprenditoriale e dell'altro
la grande capacità economica) diedero vita
a Punto Radio, la terza radio libera nella
storia d'Italia, la prima a dare voce a
una schiera di liberi cervelli che si presero
la libertà di dire liberamente ciò che in
quei cervelli passava.
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..........Mentre Vasco e
i suoi amici si affannavano a inondare l'etere
di oneste sensazioni, Massimo Riva e Alfredino,
allora aiutante lavandaio della madre, successivamente
stimato panettiere, a tutt'oggi gestore
di una lavanderia a secco dalla madre ereditata,
composero la canzone "Seveso",
dedicata al disastro ecologico della fuga
di diossina che colpì gravemente, nel cuore
degli Anni Settanta, le popolazioni del
Nord Italia e le coscienze dell'Italia intera.Sulla
base musicale di quella canzone mai pubblicata
si fondò il primo incontro tra Massimo Riva
e Vasco Rossi. Su quella base, da cui nacque
successivamente la celebre "Albachiara",
iniziò una lunga e fruttuosa collaborazione
che avrebbe dato origine a numerosi e indimenticati
successi musicali e soprattutto a un legame
profondo che trasferito nelle aree metropolitane
di un'Italia attraversata dalla cementificazione
selvaggia e dallo yuppismo più bieco si
sarebbe radicato visceralmente dando origine
a un sodalizio molto duro e molto puro,
fatto di momenti di grande felicità e momenti
di grande solitudine. Di sicuro un'unione
fondata su qualcosa di profondamente sincero.
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..........Prima di diventare
un chitarrista molto famoso, pagato da un'importante
casa americana di chitarre perchè non ne
suonasse altre, prima di diventare il leader
di una band, la Steve Rogers, che raggiunse
il secondo posto nella classifica dei singoli
più venduti, prima di diventare un autore
di se stesso forse troppo serio e forse
troppo solo, Massimo Riva era stato un grande
disk jokey, dicono le donne anche uno splendido
amatore, certamente un sincero amante delle
automobili di lusso, degli alberghi di prestigio,
della bella vita e delle piccole cose.
Aveva 36 anni la notte in cui morì, il 31
maggio 1999. Quella notte dall' Italia gli
aerei partivano per bombardare i Balcani.
Lui era solo a casa sua e quell' atmosfera
certo non gli piaceva.
C'è chi sostiene che pretese di nascere
in anticipo. Di sicuro in anticipo se né
andato.
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